Denis de Rougemont, Avvertimento - Ho vissuto questo libro lungo tutta la mia adolescenza e la mia giovinezza

AVVERTIMENTO 

Ho chiamato « libri » le diverse parti di quest’opera, perché ognuna abbozza il contenuto d’un volume di dimensioni ordinarie. 
La gran quantità dei fatti e dei testi citati
il continuo intrecciarsi dei leitmotiv, rischierebbero di sviare qualche lettore se non dessi qui la chiave della sua composizione. 

Il primo libro espone il contenuto occulto della leggenda o mito di Tristano: è una discesa ai cerchi progressivi della passione. L’ultimo libro indica un’attitudine umana diametralmente opposta, riuscendo in tal modo a completare la descrizione della passione: giacché non si può dir di conoscere a fondo se non le cose che si sono su perate o quelle almeno di cui si è potuto toccare, fosse pur senza oltre passarli, i limiti. 
Dei libri intermedi dirò che il secondo cerca di risalire alle origini religiose del mito, mentre quelli che lo seguono descrivono i suoi effetti nei più diversi settori: mistica, letteratura, arte della guerra, morale del matrimonio. 
Giustificare un volume cosi denso col pretesto che è sempre gradevole parlar di cose d’amore, difficilmente potrebbe convincere. E, d’altra parte, non penso sarebbe vantaggioso per me: ché anzi ci farebbe arrossire l’idea di doverlo dividere con tanti autori di successo. Ho preferito quindi cimentarmi con non lievi difficoltà. Non ho voluto eludere né sottovalutare quello che Stendhal denominava l’amore-passione, ma ho tentato di descriverlo come un fenomeno storico, d’origine propriamente religiosa. E provato che uomini e donne, non solo son sempre disposti a sentir parlare d’amore; anzi, non ne sono mai sazi, anche quando il discorso diventi bisnale; ma non appena si faccia intervenire un certo rigore li assale una gran paura che ci si accinge a definire la passione. I più, opina Laclos, « rinuncerehbero anche ai propri piaceri, se questi dovessero costar loro la fatica d’una riflessione ». Perciò questo libro si dimostrerà necessario nella misura in cui, da principio, farà nascere nel lettore dell’ostilità, e sarà utile solo se varrà a convincere coloro che si saranno resi consapevoli, leggendolo, delle ragioni per cui inizialmente lo trovarono spiacevole. Un tal metodo mi tirerà addosso chissà quanti rimproveri. Gl’innamorati mi tacceranno di cinico, mentre quelli che non hanno mai conosciuto la vera passione si stupiranno di vedermici consacrare tutto un libro. Gli uni diranno che a definire l’amore lo si perde; gli altri che si perde il proprio tempo. A chi piacerò? Soltanto a chi voglia sapere? addirittura a chi voglia guarire?

Ho preso le mosse da un tipo di passione quali la vivono gli occidentali, da una forma estrema, in apparenza eccezionale: il mito di Tristano e Isotta. Ci è necessario questo punto di riferimento favoloso, questo esempio insigne e « banale » — come si dice che è banale un forno, quindi unico — se nella nostra vita vogliamo comprendere il senso a il fine della passione. 
Resta quindi sottinteso che ho semplificato. Perché perdere tempo e stile a spiegare e rispiegare che la realtà è pid complessa di tutto quello che si possa dirue? Il fatto che la vita sia confusa non implica necessariamente che un’opera scritta debba imitarla. Se talvolta ho dogmatizzato, ne chiederò venia soltanto a quelli fra i lettori cui sembra che le mia stilizzazioni tradiscano il senso profondo del mito.

Trascinato dalle mie analisi entro zone riservate ordinariamente agli e specialisti », ho approfittato, per quanto mi è stato possibile, dei lavori reputati classici, e di qualche altro; e se non ne ho citato che un numero assai ristretto, non fu sempre per ignoranza, ma per la preoccu pazione di tenermi all’essenziale. Gli specialisti mi perdoneranno di aver tentato uno sforzo di sintesi che tutta la loro formazione tecnica non può non condannare? In mancanza d’una scienza universale per dominare la quale sarebbero necessarie molte vite mi sono limitato a procurarmi qua e là opportune conferme ad alcune idee affatto intuitive. Ne ho trovate, del resto, più del bisogno, e non ho dato alla luce che il riassunto delle mie ricerche. Questo compromesso mi espone a un duplice rischio: avrei forse convinto qualche lettrice se non avessi fornito prove; e mi sarei acquistato la stima degli specialisti, se non avessi tratto dai loro lavori conclusioni... In questa spiacevole situazione non mi resta che una speranza: quella d’istruire le lettrici divertendo insieme i sapienti.

Ho vissuto questo libro lungo tutta la mia adolescenza e la mia giovinezza; l’ho concepito sotto forma di opera scritta, nutrendolo di qualche lettura, da due anni; infine l’ho redatto in quattro mesi. Tutto ciò mi ricorda la frase di Vernet a proposito d’un quadro che vendeva molto caro: «Mi ha richiesto un’ora di lavoro, e tutta la vita ».

D. dn R.

21 giugno 1938. 

Altri libri: mistica, letteratura, arte della guerra, morale del matrimonio

 

Dei libri intermedi dirò che il secondo cerca di risalire alle origini religiose del mito, mentre quelli che lo seguono descrivono i suoi effetti nei più diversi settori: mistica, letteratura, arte della guerra, morale del matrimonio. 

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Il primo libro espone il contenuto occulto della leggenda o mito di Tristano

Il primo libro espone il contenuto occulto della leggenda o mito di Tristano: è una discesa ai cerchi progressivi della passione.
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L’ultimo libro

L’ultimo libro indica un’attitudine umana diametralmente opposta, riuscendo in tal modo a completare la descrizione della passione: giacché non si può dir di conoscere a fondo se non le cose che si sono superate o quelle almeno di cui si è potuto toccare, fosse pur senza oltre passarli, i limiti. 

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il secondo cerca di risalire alle origini religiose del mito

Dei libri intermedi dirò che il secondo cerca di risalire alle origini religiose del mito, mentre quelli che lo seguono descrivono i suoi effetti nei più diversi settori: mistica, letteratura, arte della guerra, morale del matrimonio. 

il «commento» al mito, alla scoperta lirica

Federico Nietzsche nacque il 15 ottobre 1844 a Röcken, povero villaggio tra la Prussia e la Sassonia. Il luogo, severamente melanconico, che tanto fascino doveva esercitare sullo spirito del fanciullino, era piaciuto al padre Carlo Ludovico, pastore luterano e musicista entusiasta. L'organo della chiesuola diffondeva intorno, la sera, gli spasimi arguti dell'incompreso sognatore. E la gente umile, rapita, taceva. Il tardo Federico, prediletto dal padre, allietato, frattanto, d'un robusto marmocchio e d'una rarissima e spiritualissima figliola, Elisabetta, era compagno grave e taciturno nelle passeggiate solitarie tutte ebre di luccicori di stagni e di accordi nostalgici di campane. Il muto poeta riceveva nella sua gracile sensibilità l'impronta ferrea della mano del destino. Un giorno la sventura piombò sulla tenera esistenza. Il padre, nell'agosto del 1848, in seguito a una violenta percossa al capo, impazziva. Dopo un anno era morto. L'Halévy, nella sua bellissima «Vita di Federico Nietzsche», di cui mi valgo per questi sparuti cenni biografici..

§ 1. Primi anni

RITTO
 Cosí soltanto si può, come scrive Nietzsche potentemente, immergersi nel torrente di ghiaccio dell’esistenza. Non vi si tuffa l'alessandrino, il proto, il bibliotecario, senza fede, senza orgoglio, senza forza. Al pallore romantico dell'opera, il prodotto della coltura alessandrina del nostro tempo, velenosa evaporazione di perfide incertezze, dove necessità non appare, Nietzsche contrappone il germanico risveglio dionisiaco,  la rinascita  wagneriana della tragedia. Dioniso è l'infallibile giustiziere colà. 


 

 

VERSO

Il Castiglioni, nel suo libro su Nietzsche scrive che «c'è l'eroe, e manca l'uomo»; e che «già nello Zarathustra s'inizia il commento» al mito, alla scoperta lirica; per il il IV dello Zarathustra è di lettura faticosissima.
Vedremo nel giudizio sul Nietzsche quanta umanità, quanta religiosa nobiltà di sofferenze, cioè, palpiti in questo bizzarro capolavoro di Nietzsche, il volontario della crudeltà, non lontano, talvolta, dal perverso furor di fede di chi ha scritto Le Mystère de Jesus, Pascal 

 


 http://italpag.altervista.org/4_filosofia/filosofia36.htm